L’alternanza scuola-lavoro, introdotta nell’ordinamento scolastico del secondo ciclo dall’art.4 della Legge 28/3/2003 n.53 e disciplinata dal successivo decreto legislativo 15/4/2005 n.77, ha l’obiettivo di far acquisire ai giovani tra i 15 e i 18 anni oltre alle conoscenze di base, competenze spendibili nel mondo del lavoro. L’art. 4 e il decreto attuativo, oltre ad evidenziare il raccordo della scuola con il tessuto socio-produttivo del territorio e lo scambio tra singole scuole e tra scuola e impresa, focalizza l’attenzione su un dato fondamentale nell’ambito della pratica didattica: l’apprendimento in contesti diversi si configura come metodologia didattica innovativa che risponde ai bisogni individuali di formazione e valorizza la componente formativa dell’esperienza operativa. Dunque è necessario favorire l’apprendimento di tutti gli studenti e, al tempo stesso, avvicinare la formazione fornita dal mondo della scuola alle competenze richieste dal mondo del lavoro, sperimentando altre metodologie didattiche basate sia sul sapere, sia sul saper fare.

I percorsi formativi in alternanza, che vengono richiamati e valorizzati dai “Regolamenti sul Riordino dei diversi istituti secondari di II grado” (DPR 15 marzo 2010, n.87, 88, 89), come metodo sistematico da introdurre nella didattica curriculare e declinati a seconda dei diversi indirizzi di studio, ribadendo alcune indicazioni già contenute nella legge n.53/2003 e nel decreto n. 77/2005, sono posti tra gli obiettivi formativi dalla legge 107 del 13 luglio 2015 (La Buona Scuola) riguardo il secondo ciclo di istruzione.

Esiste una normativa specifica che regolamenta, in termini di finalità, la progettazione di tali percorsi. Pertanto, realizzare il collegamento delle Istituzioni scolastiche e formative con il mondo del lavoro e la società civile, e correlare l’offerta formativa allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio rientrano nelle progettualità generali del Piano Triennale dell’Offerta Formativa; ma il fatto di realizzare modalità di apprendimento flessibili rispetto agli esiti dei percorsi del secondo ciclo di istruzione, che colleghino sistematicamente la formazione in aula con l’esperienza pratica, di arricchire la formazione acquisita nei percorsi scolastici e formativi con l’ulteriore acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro, di favorire l’orientamento dei giovani per valorizzarne le vocazioni personali, gli interessi, gli stili di apprendimento individuali, rientrano nei compiti dei docenti.