Imun: una straordinaria opportunità per valorizzare le eccellenze

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Insufficienze, preoccupazioni, fallimenti. C’era nel mio percorso un bisogno estremo di individuare un obiettivo, uno stimolo che mi portasse a sfruttare al meglio le mie potenzialità.  Durante la presentazione del progetto Imun percepivo un’emozione di cui non ricordavo l’esistenza: la voglia di competere e portare a termine un progetto in modo egregio e degno di riconoscimento.

La paura e le insicurezze avevano avuto la meglio lo scorso anno, infatti in quella occasione parlai soltanto una volta per pochi secondi, mentre l’ansia mi corrodeva il petto. Circa dodici mesi dopo, non mi sentivo ancora pronta a cogliere al meglio quest’opportunità, ma il bisogno di un riscatto mi ha spinto a mettere da parte le mie paure e impegnarmi al massimo. Il mio primo discorso a Roma è stato convincente e carismatico, anche se ero in preda ad un profondo timore. L’obiettivo non era più soltanto primeggiare ed eccellere, ma sconfiggere le mie più grandi insicurezze.

Nel giro di cinque giorni mi sono trovata dall’essere una ragazza introversa quasi asociale, a leader di una commissione di novanta persone convincendo ognuna di esse, tramite serrate argomentazioni, che la mia posizione era senza dubbio la migliore. Lascio immaginare a voi il mio stato fisico e mentale quando ho dovuto parlare con gli stessi obiettivi di fronte a tremila persone. Concluso il discorso finale, ho ricevuto i complimenti dei miei amici e soprattutto ho provato la soddisfazione di aver portato a termine un’impresa che posso personalmente giudicare importante e significativa. In piena sincerità, non mi sarei mai lontanamente aspettata un riconoscimento del genere, infatti mentre ascoltavo gli altri ragazzi durante la cerimonia di chiusura il mio pensiero è stato: “sarebbe veramente bello se un giorno, prima di finire il liceo, riuscissi a vincere il Best Delegate”. Qualche minuto dopo è accaduto l’imprevedibile. Lacrime agli occhi, un’emozione indescrivibile: ero stata scelta come migliore su migliaia di ragazzi. Ho avuto altre soddisfazioni prima di questa, ma mai di questo genere considerato l’alto livello dei miei sfidanti.

Il tempo di riflettere e compiacermi del risultato non c’era, appena tornata a casa dovevo già iniziare a fare le valigie. Ricevere un premio così insperato come una settimana a New York era un avvenimento per il quale dovevo prepararmi per bene, non potevo di certo sprecare un’opportunità del genere ed essere mediocre in una delle simulazioni più importanti del progetto. Appena dieci giorni dopo, infatti, ho preso parte alla prima sessione del GCMUN e lì, Best Delegate o non, a nessuno interessava dei tuoi titoli. Sono stati tre giorni intensissimi: mattina e pomeriggio di intenso lavoro, serate di ricerche e studi e cene diplomatiche dove si discuteva di alleanze e risoluzioni con ragazzi provenienti da tutto il mondo in attesa di argomentare davanti ad una commissione molto competente, pronta a screditarmi. Avevo già raggiunto un ambito traguardo, ero pronta a tutto, persino a cambiare strategie di dibattito ogni singolo minuto in base allo svolgimento della discussione. Mi stavo impegnando al massimo con il sorriso stampato sul volto e – credetemi- i riconoscimenti sono arrivati ogni attimo. Americani iper-competitivi che mi dimostravano ammirazione e francesi preparatissimi che si complimentavano con i miei discorsi, la Caterina che preferiva nascondersi piuttosto che rischiare e mettersi in gioco non esisteva più. Tutto ciò mi ha portato ad essere scelta per la menzione d’onore, assegnata solo a circa cento ragazzi su duemila. La sorpresa è arrivata anche in America: i giudici mi hanno scelta anche per il discorso della cerimonia di chiusura, direttamente sul podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove i più grandi e potenti della storia hanno pronunciato i loro discorsi.

Ho sempre rifiutato i consigli dei miei genitori e di molti adulti che affermavano che tramite impegno e dedizione si giunge a grandi risultati, ma ora sono costretta a dare loro ragione. Si torna a casa, dove non dimentico gli insuccessi, ma in me è vivo l’entusiasmo di cogliere altre sfide per altri successi.

 

Caterina Ratini

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