Sharing e Green Economy

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I valori economici del nostro pianeta si sono evoluti: oggi esistono tecnologie innovative che fino a ieri avremmo considerato pura utopia e che creano nuovi scenari. Dalla prima rivoluzione industriale ai giorni nostri l’economia ha assunto un ruolo preponderante nelle nostre vite cambiando via via forme e scopi.

La “Sharing economy” fissa il suo obiettivo nel condividere beni e servizi tra più utenti per ricevere benefici sociali, ambientali ed economici. In questo modo si ha un minor costo d’uso con il vantaggio di poter utilizzare ugualmente i beni: basti pensare alla condivisione del proprio mezzo di trasporto per un percorso definito oppure alla creazione di uno spazio di lavoro condiviso (coworking). E’ evidente che per uno spazio di lavoro, dove più persone possono accedere, si hanno costi di gestione ridotti ed evidenti benefici per l’ambiente, in quanto si ha un risparmio di energia e di emissioni nell’atmosfera. L’economia condivisa inoltre, pur avvalendosi dell’ITC, amplifica le relazioni sociali: condividendo un servizio si ha la necessità di conoscere l’altro utilizzatore e quindi di instaurare spesso un rapporto con lui. In tutto questo vengono anche ridotti gli sprechi materiali, ricorrendo in taluni casi anche al baratto e allo scambio di servizi. Il quotidiano inglese “Time” ha definito il 2015 come l’anno della “Sharing economy”: in Italia vale fino all’ 1% del PIL con un potenziale sociale incalcolabile.green economy

La “Green economy” (il termine nasce nel 1978) è correlata alla prima, infatti è basata su strategie che fanno risparmiare energia e spese con il minimo impatto sull’ambiente. L’aumento del prezzo del petrolio e di conseguenza l’aumento dei costi della maggior parte dei prodotti ha fatto sì che molti Paesi abbiano riconosciuto l’importanza strategica di tale forma economica. Un’economia verde si basa sulle energie rinnovabili e sul potenziamento dell’efficienza energetica di edifici e spazi. Vale la pena ricordare che solo nel Bel Paese dal 2008 ad oggi 372.000 aziende italiane hanno investito su questo nuovo scenario, creando 2 milioni 942mila posti di lavoro con un elevato know-how. Secondo Eurostat (Ufficio Statistico dell’Unione Europea), la politica economica green delle imprese italiane (che eccellono sulle altre dello spazio UE) ha permesso di evitare di immettere nell’atmosfera 55 milioni di tonnellate di C02, equivalenti a 15 milioni di tonnellate di petrolio.

Uno scenario positivo certo, ma anche una bella sfida già lanciata per il futuro. Molto importante è il ruolo che svolge la globalizzazione, infatti senza gli scambi di dati continui queste due economie perdono il loro peso nei mercati. La via è ormai tracciata ed è, a quanto pare, di colore verde: perché non seguirla insieme?

Giacomo Volpi

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