I ragazzi riflettono sul viaggio del POG

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E’ stata sicuramente un’attività utile per le nostre menti e le nostre decisioni future. Ho compreso fin dall’inizio che non sarebbe stata una lezione come tutte le altre.

L’esperienza più bella è stata quella di scrivere in un cartellino posizionato nelle spalle degli altri il loro maggior pregio: m’hanno colpito soprattutto le numerose cose belle che ognuno ha scritto dei propri compagni…

[Davide Altavilla]

 

 

Un percorso “chiave”: “Ci sono anch’io” – diari di bordo – un veliero colorato che ci rappresentava – un porto – un’isola – un mare in tempesta – una zattera su cui stare in equilibrio – un bauletto con delle monete, i nostri talenti. L’esperienza mi ha insegnato molto sulle scelte che dovrò compiere nel mio futuro ed è stata utile per capire che nella vita ci possono essere degli imprevisti.

[Veronica Falciatori]

 

Questi tre giorni sono stati sicuramente assai diversi da come ce li aspettavamo, ci siamo divertiti, abbiamo imparato molto, inoltre abbiamo anche scoperto qualcosa in più su noi stessi.

Alle fine di questa esperienza ho imparato ad avere più fiducia in me stesso e nelle mie possibilità di realizzare i miei sogni. Inoltre è in parte cambiata la mia visione dei genitori: paragonandoli ad un’ancora, ho compreso che la loro funzione non è solo quella di punto di riferimento e di sostegno morale ma che, a volte, l’ancora può anche ostacolare il cammino del veliero. Crescere significa prendere coscienza della propria autonomia e rischiare in prima persona. Molto spesso nella mia vita mi sono posto dei limiti, limiti che mi impedivano di fare quello che realmente volevo, limiti che non mi lasciavano vivere a pieno la vita. Questi tre giorni mi hanno aiutato molto ad abbattere i muri e ad avere più fiducia in me stesso, a fare quello che non pensavo avrei mai potuto fare.

[Christian Frasheri]

 

Ho trovato l’esperienza molto istruttiva e per niente prematura, come potrebbe sembrare, dato che questa è l’età in cui stiamo formando il nostro carattere ed è giusto avere qualche indicazione sulla strada migliore da intraprendere. Siamo stati noi i protagonisti, così come diceva la canzone di Max Pezzali che abbiamo ascoltato ripetutamente, “Ci sono anch’io”, ed è stata proprio questa la frase che, alla fine del progetto, ho scritto sul mio libriccino, quando ci hanno chiesto di appuntarci quello che ci aveva colpito della settimana passata insieme.

Il lavoro non ha riguardato soltanto noi, intesi come singoli, ma anche noi come classe, come gruppo di ragazzi accumunati da una stessa età, che si trovano a stare in contatto l’uno con l’altro tutti i giorni. Durante le attività mi si è aperto un mondo, anzi ho imparato a guardare “il mio mondo” attraverso un altro punto di vista.

[Stefania Koldodaj]

 

Le attività svolte in classe sono state coinvolgenti e per lo più ludiche, ma sempre orientate a quello che era lo scopo iniziale e con l’idea di coinvolgere e rendere il più chiaro possibile ciò che i ragazzi del POG volevano trasmetterci.

Il POG è stato, secondo me, il più interessante tra tutti i progetti attuati fino ad ora a scuola, sia per l’argomento trattato sia perché gli esperti del progetto erano persone molto giovani e quindi aperte e vicine al pensiero di ragazzi di terzo superiore. Tra le varie attività mi ha colpito molto quella che ci ha costretto a riflettere sul fatto che nella strada che ci riserva la vita non si può avere tutto, ma si deve lottare per ciò che si desidera, che se anche ci sono delle delusioni, non bisogna mai smettere di crederci.

[Niccolò Agostini]

 

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